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Antibiotici

Aggiornato il 22 settembre 20164 capitoli5 domande frequenti
capsule antibiotici

Storia degli antibiotici

Sebbene nelle culture antiche, come quella greca, quella egiziana e anche quella cinese, fossero noti i poteri curativi e battericidi di alcune piante, il preciso meccanismo di azione è stato svelato e applicato in maniera scientifica solo nel XX secolo. Gli antichi, infatti, ignoravano che ad avere effetti benefici non fossero le piante in sè, ma i microrganismi che crescevano su di esse, come muffe o altri piccoli vegetali. Fu Alexander Fleming, nel 1929, a scoprire casualmente la penicillina. Egli stava studiando una cultura batterica, che però venne attaccata dalla muffa. Si accorse allora che tale muffa era in grado di inibire la proliferazione batterica. La sua scoperta innescò una cascata di ricerche scientifiche sugli antibiotici. L'impiego di tali farmaci in ambito medico segnò una svolta nella storia dell'umanità: prima di allora, e non di rado, delle infezioni che oggi sarebbero considerate banali potevano causare la morte del malato.

Classificazione e meccanismo d'azione

La parola "antibiotico" deriva dal greco e, letteralmente, significa "contro la vita". Anche se oggi esistono antibiotici di origine sintetica, detti chemioterapici, essi sono sostanze prodotte da organismi come funghi e muffe in grado di aggredire in varie maniere i batteri, che sono, appunto, esseri viventi. Gli antibiotici vengono classificati in base al loro meccanismo d'azione: i battericidi sono gli antibiotici in grado di uccidere direttamente il batterio, mentre i batteriostatici impediscono che il batterio si riproduca. Esistono, infatti, antibiotici battericidi in grado di attaccare la parete cellulare, tra cui le penicilline, altri, invece, che attaccano la membrana plasmatica. Gli antibiotici batteriostatici sono in grado di interferire su diversi stadi della riproduzione batterica, in base al tipo: possono compromettere la sintesi degli acidi nucleici, quella proteica oppure possono ostacolare il metabolismo del batterio.

Antibiotici: quando e come vanno usati

Gli antibiotici contrastano esclusivamente le infezioni batteriche, perciò, prima di assumerli, è bene verificare che l'infezione non sia di altra natura, come fungina o virale. Il parere medico, dunque, è fondamentale per individuare la causa dell'infezione e la terapia adeguata. Esistono tantissimi microrganismi appartenenti al regno dei batteri e ognuno di essi richiede la scelta consapevole del tipo di antibiotico da assumere. Una volta che il medico ha individuato il batterio, tramite l'antibiogramma, e la relativa terapia farmacologica è bene attenersi alle dosi e alla posologia prescritte: la cura va sempre seguita fino alla fine e non va interrotta nemmeno se i sintomi scompaiono prima del termine della stessa. Gli antibiotici hanno controindicazioni ed effetti collaterali molto specifici. Alcuni pazienti possono essere allergici al principio attivo o a uno degli eccipienti. Non è raro, inoltre, presentare una certa intolleranza a livello gastro-intestinale: gli antibiotici sconvolgono la naturale popolazione batterica del tratto digerente; molti medici, perciò, consigliano di contrastare tale effetto con l'assunzione di fermenti lattici.

Resistenza agli antibiotici

Una delle principali e più pericolose conseguenze dell'abuso di antibiotici è la resistenza batterica a questi farmaci. A partire dalla loro scoperta, gli antibiotici hanno invaso la vita di ogni uomo, soprattutto in Occidente. Queste sostanze, infatti, non solo sono state spropositamene usate per trattare malattie facilmente curabili con altri farmaci, ma vengono iniettate per proteggere preventivamente le persone potenzialmente esposte a batteri pericolosi. Gli uomini non sono gli unici a usare tale sostanza, il trattamento antibiotico, infatti, è diventato sistematico in quasi tutti i tipi di allevamento e coltivazione. Tale esposizione massiccia ha favorito la selezione e la diffusione di batteri resistenti a uno o più antibiotici. Non é solo l'utilizzo inutile di antibiotici a favorire la proliferazione di popolazioni batteriche resistenti, ma anche l'assunzione di dosi errate di antibiotici, o il mancato rispetto della posologia.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra antibiotici battericidi e batteriostatici?
    La distinzione fondamentale risiede nell'effetto esercitato sui microrganismi target. Gli antibiotici battericidi agiscono distruggendo direttamente il batterio, spesso attaccandone la parete cellulare o la membrana plasmatica, portando alla sua morte immediata. Al contrario, gli antibiotici batteriostatici non uccidono il patogeno, ma ne bloccano la capacità di riprodursi e moltiplicarsi, interferendo con processi vitali come la sintesi proteica o quella degli acidi nucleici. In questo secondo caso, è il sistema immunitario dell'ospite che deve eliminare i batteri ormai immobilizzati. La scelta tra le due categorie dipende dal tipo di infezione e dalla gravità clinica.
  • È sicuro interrompere la terapia antibiotica se i sintomi migliorano rapidamente?
    No, interrompere precocemente la terapia è fortemente sconsigliato e potenzialmente pericoloso. Anche se i sintomi clinici scompaiono, alcuni batteri potrebbero ancora essere presenti nell'organismo. Completare il ciclo prescritto garantisce l'eradicazione completa dell'infezione. Interrompere il farmaco prima del tempo lascia sopravvivere i batteri più resistenti, che possono moltiplicarsi nuovamente causando una recidiva dell'infezione. Inoltre, questa pratica accelera il fenomeno dell'antibiotico-resistenza, rendendo i futuri trattamenti meno efficaci. È quindi essenziale seguire rigorosamente dosi e durata indicate dal medico.
  • Perché gli antibiotici causano disturbi gastrointestinali e come prevenirli?
    Gli antibiotici agiscono indiscriminatamente: oltre ai batteri patogeni responsabili dell'infezione, colpiscono anche la flora batterica benefica intestinale, alterando l'equilibrio microbico naturale. Questo squilibrio provoca spesso effetti collaterali come diarrea, gonfiore o dolori addominali. Per contrastare questi effetti, i medici raccomandano spesso l'assunzione parallela di fermenti lattici o probiotici, che aiutano a ripristinare la biodiversità intestinale. Si consiglia di assumere i probiotici a distanza di qualche ora dall'antibiotico per evitare che quest'ultimo li neutralizzi immediatamente, massimizzando così il beneficio riparativo per l'intestino.
  • Gli antibiotici sono efficaci contro virus come influenza o raffreddore?
    Assolutamente no. Gli antibiotici sono farmaci specifici progettati per agire esclusivamente contro i batteri, interferendo con strutture o metabolismi propri di questi microrganismi. I virus possiedono una struttura biologica completamente diversa e si replicano utilizzando le cellule ospiti, rendendoli insensibili agli antibiotici. Utilizzare antibiotici per infezioni virali (come influenza, raffreddore o la maggior parte dei mal di gola) è inefficace e dannoso, poiché espone inutilmente il paziente a rischi di effetti collaterali e contribuisce all'aumento globale della resistenza batterica. Solo un medico può distinguere con certezza la natura batterica da quella virale di un'infezione.
  • Cos'è l'antibiogramma e perché è importante prima di prescrivere un antibiotico?
    L'antibiogramma è un test di laboratorio utilizzato per identificare quale specifico antibiotico risulta efficace contro il batterio responsabile di un'infezione. Poiché esistono migliaia di ceppi batterici e ciascuno può reagire diversamente ai farmaci, non esiste un antibiotico universale valido per tutte le infezioni. Attraverso questo test, il medico seleziona il principio attivo più mirato, aumentando le probabilità di successo terapeutico e riducendo il rischio di fallimento della cura. Questa personalizzazione della terapia è cruciale per combattere efficacemente l'infezione e minimizzare l'impatto negativo sulla flora batterica sana del paziente.

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