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Gli antinfiammatori non fans

Aggiornato il 31 agosto 20164 capitoli4 domande frequenti
Antinfiammatori fans e non fans

Gli antifiammatori: cosa sono e come si classificano

Un antinfiammatorio (o antiflogistico) è una particolare sostanza naturale o farmaceutica capace di ridurre l'infiammazione agente in un determinato distretto corporeo, ovvero in grado di attenuare le conseguenze delle reazioni di difesa dell'organismo ad agenti potenzialmente lesivi dell'organismo stesso.Gli antinfiammatori, sulla base delle caratteristiche biochimiche, si suddividono in "fans" e "non fans".L'acronimo fans sta per "farmaci antinfiammatori non steroidei" e indica quella particolare categoria di antiflogistici non derivati dagli steroidi (come l'ibuprofene per il mal di testa); i non fans invece sono sostanze ricavate dagli steroidi (pertanto denominati anche corticosteroidi) come il cortisone utilizzato contro le allergie. Generalmente, è peculiarità di un efficace antinfiammatorio possedere attività antalgica (lenitiva del dolore) e antipiretica (di abbassamento della temperatura).

Il ruolo degli antinfiammatori non fans

Gli antinfiammatori non fans sono dunque tutti quei farmaci che, dal punto di vista molecolare, sono corticosteroidi, cioè generati dalla sintesi del colesterolo.Gli ormoni secreti dai surreni, essendo quindi derivati del colesterolo, costituiscono un esempio fisiologico di antinfiammatorio non fans: la loro azione si basa essenzialmente sulla regolazione di zuccheri, minerali e ormoni sessuali all'interno dell'organismo.La sostanza cardine degli antinfiammatori non fans è senza dubbio il cortisone, scoperto circa settanta anni fa. Dal cortisone deriva infatti un'ampia serie di farmaci volti ad attenuare disturbi del sistema immunitario come le allergie o a intervenire contro dolori localizzati come le cefalee. I cortisonici trovano utilizzo anche nei pazienti neoplastici, per evitare che masse tumorali possano espandersi verso zone sane contigue nonché nel trattamento dell'osteoporosi.

Avvertenze e controindicazioni degli antinfiammatori non fans

Gli antinfiammatori non fans sono dei farmaci potenti e, a differenza dei fans di più recente scoperta, sono generalmente preclusi ad alcune categorie di individui.In particolar modo i soggetti diabetici dovrebbero evitarne l'uso, proprio perché i non fans regolano il livello di zuccheri nel sangue, già di per sé compromesso in caso di diabete.Chi soffre di ritenzione idrica dovrebbe inoltre astenersene in quanto i corticosteroidi agiscono sul controllo dei sali minerali disciolti nel plasma (la parte acquosa del sangue), determinando la quantità di orina espulsa nel corso della giornata. Le donne incinte, nonostante non siano interessate da specifiche controindicazioni, dovrebbero porre attenzione al consumo degli antinfiammatori non fans, a causa della bassa tollerabilità del feto.Per ultimo, si ricorda che i pazienti affetti da cancro e coloro che, per predisposizione genetica, sono immunodepressi rientrano tra le categorie più sensibili a eventuali effetti collaterali.

Effetti indesiderati degli antinfiammatori non fans

Gli antinfiammatori non fans (cortisonici) sebbene inducano nel paziente che ne ha bisogno effetti positivi rapidi, allo stesso tempo possono dare adito a una vasta congerie di effetti indesiderati, anche gravi.Uno degli effetti collaterali maggiormente accusati consiste nell'ipertensione e nella formazione di edemi (accumuli anormali di liquidi nel corpo), conseguentemente al ruolo giocato dai cortisonici sulle sostanze disciolte nel flusso sanguigno.Non sono rari anche fenomeni di immunosoppressione, astenia, osteoporosi, fragilità muscolare (evidente durante il movimento) e ulcerazioni allo stomaco e all'intestino.Si segnala, in aggiunta, che l'uso protratto di antinfiammatori non fans può riflettersi sul corretto funzionamento del sistema nervoso e indurre stati depressivi e maniacali.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra farmaci FANS e non-FANS?
    La distinzione risiede nella struttura chimica e nell'origine. I FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei), come l'ibuprofene, non derivano dagli ormoni steroidei e sono comunemente usati per febbre e dolore lieve-moderato. I non-FANS, invece, sono corticosteroidi sintetizzati a partire dal colesterolo; il rappresentante più noto è il cortisone. Mentre i FANS agiscono bloccando specifici enzimi infiammatori, i corticosteroidi hanno un meccanismo d'azione più ampio e potente, influenzando direttamente il sistema immunitario e il metabolismo, rendendoli indicati per patologie complesse come allergie severe, malattie autoimmuni e infiammazioni acute.
  • Perché i diabetici devono prestare molta attenzione ai cortisonici?
    I corticosteroidi, appartenenti alla categoria dei non-FANS, svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo degli zuccheri. Uno dei loro effetti fisiologici è l'aumento della glicemia, poiché promuovono la produzione di glucosio da parte del fegato e riducono l'utilizzo di quest'ultimo da parte dei tessuti. Per un soggetto sano questo è compensabile, ma per un diabetico, il cui controllo glicemico è già fragile, l'assunzione di questi farmaci può causare picchi iperglicemici pericolosi. Pertanto, il monitoraggio della glicemia deve essere intensificato e la terapia spesso necessita di aggiustamenti sotto stretto controllo medico.
  • Quali sono gli effetti collaterali più comuni legati all'uso prolungato dei non-FANS?
    L'uso protratto di corticosteroidi comporta rischi significativi dovuti alla loro azione sistemica. Tra gli effetti avversi più frequenti vi sono l'ipertensione arteriosa e la ritenzione idrica (edemi), causati dall'alterazione dell'equilibrio salino renale. Inoltre, possono manifestarsi osteoporosi, fragilità ossea e muscolare, aumento del rischio di infezioni per immunosoppressione e problemi gastrointestinali come ulcere. Un aspetto spesso trascurato riguarda la sfera psicologica: l'uso cronico può alterare il funzionamento del sistema nervoso centrale, portando a instabilità emotiva, depressione o stati maniacali.
  • È sicuro assumere cortisonici durante la gravidanza?
    Sebbene non esistano controindicazioni assolute che vietino categoricamente l'uso dei corticosteroidi in gravidanza, la prudenza è d'obbligo. Il feto è estremamente sensivo agli effetti farmacologici della madre, inclusi quelli metabolici e immunitari. L'esposizione transplacentare potrebbe influire sullo sviluppo fetale. Pertanto, l'assunzione deve avvenire esclusivamente sotto stretta supervisione medica, valutando attentamente che i benefici per la salute materna superino i potenziali rischi per il bambino. In molti casi, i medici preferiscono dosaggi minimi efficaci o alternative terapeutiche quando possibile, monitorando costantemente lo stato di salute della futura mamma e del nascituro.

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